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Festa Democratica P.D.: l’apertura a Luigi Berlinguer
Pubblicato da Redazione il 30 agosto 2011
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Serata inaugurale della festa Provinciale del P.D., Presso la Fiera di Osnago, con la presenza dell’Europarlamentare Luigi Berlinguer, già Ministro dell’Istruzione, il quale sollecitato dal Senatore P.D. Antonio Rusconi, interviene a tutto campo sulla scuola

L’intervista video a Berlinguer
“Un paese non va avanti –esordisce Berlinguer – se non investe nella risorsa più importante che è quella umana. Nei paesi a capitalismo avanzato oggi non sono le materie prime a contare di più, ma la risorsa umana e conseguentemente l’investimento in questa ricchezza. Se così non avviene, veniamo superati da altri prodotti che provengono da quei paesi che non hanno tutele nei confronti dei lavoratori, in sicurezza e salari più bassi, quindi siamo competitivi se instauriamo un sistema di istruzione permanente. L’idea di scuola concentrata nell’età più giovane non ha più senso. Serve formazione continua e il partito dirigente di questo paese (leggi P.D.L.) non è di questa idea, perché quando si deve fare risparmio sulle risorse taglia quelle destinate all’istruzione”.
“La responsabilità più grande è del Ministro Tremonti che ha commissariato il Ministero dell’Istruzione tagliandogli tutte le risorse. In uno stato come la Germania, dove c’è un governo conservatore che ha fatto tagli per 80 miliardi di euro, sono state aumentate le risorse all’istruzione, fondando la sua politica su una scelta precisa. L’investimento sulla risorsa umana è prioritario”.
“Perché il mondo della scuola non riesce a vincere questa battaglia? Un po’ di colpa ce l’ha anche il settore insegnante. Oggi in Italia c’è un’idea di scuola arretrata. Ci sono molti intellettuali o giornalisti che deviano la riforme facendo permanere l’idea della cultura scolastica presente nell’800. Si prosegue ancora sul modello propugnato da Giovani Gentile che bloccò tutte le riforme della scuola facendo permanere un sistema di scuola basato sullo studio nozionistico e sull’interrogazione. Oggi non può più essere così”.
“Pur avendo frequentato, ed essendone contento, il Liceo Classico devo dire che questo non è più il modello di scuola. C’è un idea ancora classista della scuola dove chi deve fare l’idraulico deve fare l’idraulico senza studiare. Un altro male è quello che si debba promuovere tutti, mentre occorre orientare l’attività di apprendimento di ciascun alunno. Bisogna incrementare la creatività nella scuola ed è per questo che nella scuola va insegnata la musica come la matematica. Suonare uno strumento è molto più difficile che svolgere un’equazione. E’ certo che bisogna studiare la teoria in quanto cultura senza teoria non esiste, ma questo non basta. La nostra scuola fa funzionare i cervelli dei nostri ragazzi come una macchina che funziona a due pistoni. Bisogna sollecitare le diversità di vocazione”.
“L’idea dell’autonomia scolastica significa che la scuola, avendo saldi alcuni punti nazionali ed europei, deve fare attività che riguardino i contenuti del sapere, cioè che metta al centro l’apprendimento e non solo la cultura del sapere. La soluzione non sta nel restaurare la scuola antica, vale a dire l’imposizione della disciplina o della materia, il grembiulino, ma non si può nemmeno conservare l’attuale modello ormai superato. Come P.D. non presentiamo un’idea attuale della scuola, siamo ancora legati a vecchi modelli”.
“Non riusciamo, contrariamente ai finlandesi, a scrollarci di dosso un modello di istruzione arcaica. Loro hanno rivoluzionato il modello scuola. Hanno cambiato gli edifici, mentre i nostri sembrano dei ministeri con corridoi ed aule. Loro hanno aule mobili a seconda delle materie che vengono insegnate ed hanno superato l’idea del modello “classe fisica permanente”. Le ore durano a seconda di quello che si fa, ci sono “ore” che durano 20 minuti, mentre altre che durano 90 minuti con l’insegnante che mette in competizione gli alunni per stimolarne l’apprendimento”.
“Noi abbiamo bisogno di far crescere dal basso le innovazioni come la tecnologia. Oggi è difficile giudicare i nostri ragazzi che sono “nativi digitali” cioè nati nell’era digitale o di internet con i parametri nati in un vecchio modello scolastico. Il mondo digitale ci ha portato un nuovo mondo che è quello interattivo con domande e risposte frequenti ed immediate con le quali si fa formazione. In questo modo il docente non è tagliato fuori in quanto l’operatività la mette lo studente, mentre il docente ci mette la cultura e gli indirizzi”.
“Ci sono due categorie come quella dei precari e dei giovani laureati che sono molto disagiate e la cosa peggiore è metterle in conflitto tra di loro. Nella maggior parte dei paesi civili il precariato non esiste. In questi paesi prima di insegnare gli insegnanti debbono affrontare un tirocinio di 5 anni, da noi si resta precari per quasi un decennio. Un’altra questione importante è quella di abbandonare l’idea di un numero ridotto di insegnanti, altrimenti non si può parlare di una scuola moderna dive i docenti chiedono che il lavoro sia valutato in quanto è una risorsa vera per la crescita del paese”.
Guarda il video della serata su: http://leccoprovincia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=761:
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