Precari o deportati: cosa sta succedendo alla scuola italiana?

Si sentono dei deportati, per questo motivo, anche davanti al termine per presentare la domanda per l’assunzione, alcuni precari hanno deciso di non rendersi disponibili all’eventualità di cambiare regione. Il motivo è legato alla riforma che il governo Renzi ha chiamato “La buona scuola“: per chi non lo sapesse, al suo interno è stata inserita la questione legata alle assunzioni dei precari. I buoni propositi che non sono stati concretizzati, al contrario di quanto Renzi e il governo si aspettavano. Essere precari ad oggi è sinonimo di una sola cosa: non avere un lavoro stabile; questione che però potrebbe e dovrebbe camminare di pari passo con quelle migliaia di Partite Iva che cercano guadagno e lavoro giorno dopo giorno senza avere certezze e tanto meno un posto fisso. Ma per questo discorso andrebbe aperto un capitolo a parte.

E’ successo che il governo, con la legge 107 del 13 luglio, ha deciso di far assumere i precari al fine di “coprire i posti vacanti e disponibili”, per poter anche assicurare ai giovani italiani “un’offerta formativa più ricca” con l’assunzione di circa 103.000 precari dei quali una parte sarebbe arrivata dalle graduatorie ad esaurimento e dai concorsi a cattedra con il rischio di un lavoro con assunzione presso una provincia che non fosse quella di residenza. La polemica, l’indignazione è scattata immediatamente, dal web ai social, dove è nato un movimento di protesta contro le assunzioni: “Basta precarietà, no alla deportazione”. Da quel momento è stata boicottata la domanda di assunzione, con la decisione fin quanto azzardata per molti, di preferire la via della precarietà.

Il Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) viste le forti critiche ha subito deciso di consentire ancora per un anno, il 2015-2016, a tutti i neoassunti di accettare incarichi di supplenza vicino alle abitazioni, senza perdere il ruolo. Questo significa che sarà concesso un anno di tregua per coloro che hanno detto “no” alle assunzioni proposte dal governo. La decisione messa in atto è partita dal ministro dell’Istruzione Giannini che, proprio sul tema delle supplenze, ha chiesto agli uffici scolastici territoriali di effettuare le nomine entro l’8 settembre. Apriti cielo: le polemiche non si sono affatto fermate, tanto che questa decisione, già rinominata “compromesso” ha fatto infuriare i sindacati, che ora medita di mettere in atto uno sciopero in autunno per tutelare i docenti e i loro diritti.

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